Lo scatto di William Klein

Fotografia

– William Klein – Fonte: wikipedia >

William Klein nasce a New York nel 1928. Durante la sua vita, trascorsa tra l’ Europa e gli Stati uniti, è stato sculture, oltre che pittore, regista e ovviamente fotografo, sempre all’ insegna dell’anticonformismo.
Trascorre la sua infanzia a New York, in un quartiere irlandese, dove come figlio di una famiglia ebrea ebbe modo di sperimentare sulla sua pelle l’antisemitismo dell’epoca. Fin da ragazzino ha sempre rifiutato la cultura di massa, di natura sarcastico, brillante ha amato l’arte in tutte le sue forme. Fin dai 12 anni e’ stato un assiduo frequentatore del MoMa, che fu praticamente una sua seconda casa.

Nel 1948 si iscrisse al Sorbona di Parigi dove studiò con Andrè Lothe e Fernand Leger. Leger incoraggiava i propri studenti a a rifiutare e sovvertire il conformismo ed i valori borghesi che dominavano il mondo dell’ arte. In quegli anni si sposa con Jeanne Florin e decide di stabilirsi a Parigi, dove ancora risiede. In questi anni parigini sperimenta nella scultura e nella pittura, ispirandosi a alla bauhaus a Mondrian e a Max Bill. Nel ‘52 si sposta a Milano dove dirige dei spettacoli teatrali e collabora con l’architetto Angelo Mangiarotti, anno in cui inizia anche a scrivere per la rivista di architettura “Domus”.
Negli che precedono il suo ritorno a New York, inizia a sperimentare anche con il mezzo fotografico, e si guadagna l’appellativo di “anti-fotografo”. Ispirandosi a Moholy-Nagy e Kepes, inizia a giustapporre pittura astratta e fotografia. Quando Klein, nel 1954, si reca nella Grande Mela, Liberman gli chiede cosa voglia davvero fare. Klein risponde che quello che gli piacerebbe davvero fare è fotografare New York in una maniera nuova, realizzando una sorta di diario fotografico. Liberman decide di finanziarlo, ed anche se non se ne era occupato prima, gli offre un contratto come fotografo di moda per Vogue.
Capriccioso e sincero fino all’osso, da fotografo scardina il dogmatismo preconfezionato e cerca quello che di solito non viene raccontato. Con l’etichetta di anarchico, sovverte i dettami tecnici a cui vogliono addomesticarlo e sperimenta ciò che di solito si rifugge: il brutto, il sudicio, l’oscuro, l’amorale e l’orrido.

Citazioni, immagini e video sono a scopo culturale divulgativo senza fini di lucro.

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Editing: ArteInvest – Autore: Salvatore Orazio Sambataro – Impaginazione e layout: Daniela Forlan – Grafica e programmazione: Giuseppe Perseo – Per info e contatti visita la pagina: Lo Staff

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