Social come mezzo divulgativo.

Se analizziamo i social in un contesto di promozione digitale e, perché no, anche di un eventuale e-commerce, il ruolo che questi hanno risulta quasi del tutto irrilevante. Perché dico: irrilevante?! Perché uno dei principali meccanismi, sul quale si basano queste piattaforme è quello dei cosiddetti “like”, imperniati sulle connessioni correlate e per questo limitanti già in partenza. Non vi è dubbio che ricevere un cospicuo numero di “mi piace” è importante e stimolante, ma serve davvero allo scopo che molti si prefiggono? Considerando il caso specifico che potrebbe anche essere quello di vendere una propria opera e/o avere una visibilità che vada ben oltre le abituali conoscenze?! Da un’analisi condotta risulta, indiscutibilmente, che su un campione di 100 interazioni un post riceve circa il 70% di like provenienti da amici che apprezzano e si complimentano con noi. Il rimanente 30%, fatte le dovute eccezioni, giungono da colleghi artisti che a loro volta, implicitamente, desiderano essere ricambiati. Come vedete il termine “irrilevante” è più che appropriato e spesso illude gli autori sulle reali possibilità di successo.
Ora, per non sembrare troppo di parte, non posso negare che anche per un sito web (nello specifico il nostro portale) il meccanismo sia anch’esso, e in parte, condizionato dagli stessi fattori. Nel nostro caso però c’è una fetta molto considerevole di utenti (circa il 30/40%) che a differenza del social arrivano attraverso segnalazioni mirate, motori di ricerca, dalle simmetrie create con altre attività, oltre che dalle correlazioni con varie realtà complementari e assimilabili. Qualche settimana fa dissi appunto a una cara amica artista, la quale aveva appena inaugurato il proprio sito: “Sappi che un visitatore consapevole che visita la tua pagina web, in termini di opportunità, vale più di cento “like” sul social, seppur anch’essi siano molto importanti”. Ovviamente non è tutto cosi semplice, tant’è che molto del lavoro di promozione specifico, come ad esempio accade su un portale come in nostro, viene svolto dietro le quinte, con competenza, passione e una strategia mirata. Quasi del tutto inutile aggiungere: anche con un considerevole utilizzo di risorse mentali e tempo, il tutto però alleviato dalla magnifica gratificazione per i risultati ottenuti.
Bene, in conclusione e senza voler declassare del tutto l’indubbia utilità di facebook e similari, spero che con questa semplice analisi vi sia stato d’aiuto, anche in considerazione di vostre possibili scelte future.
Salvatore Orazio Sambataro
(amministratore ArteInvest)

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4 commenti “Social come mezzo divulgativo.”

    1. Ciao Daniela 🙂
      Non è mia intenzione, mi conosci… semplicemente navigando su internet da 30 anni e avendo visto nascere colossi come google o fare capolino in rete, pian piano, tutti media (io conoscevo arianna e provider come italia on-line) qualcosa penso di averla capita. Poi essendo schietto per carattere, mi è sembrato giusto evidenziare come stanno esattamente le cose. 😉

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